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Il gioco!

 

Uno strumento per crescere e capire il mondo

Giocare è importante: per i mammiferi il gioco e il divertimento sono due elementi essenziali della crescita. Aiutano i cuccioli ad acquisire delle abilità base nella caccia e nella difesa, oltre a sviluppare delle capacità relazionali di cooperazione e integrazione al gruppo.

L’evoluzione umana ci ha portato ad affidarci sempre meno all’istinto animale, a vantaggio della trasmissione culturale.

Ma il bisogno di giocare è rimasto inalterato.

Con il gioco il bambino impara ad esplorare, ad utilizzare gli oggetti a proprio vantaggio, a pensare, a fantasticare, a risolvere problemi, a relazionarsi.

Infatti è attraverso il gioco, quello libero, creativo, manipolativo, che i piccoli si ritrovano a confrontarsi con il loro ambiente e ad ingegnarsi per trovare delle soluzioni. Scoprono cose nuove e si imbattono nei primi piccoli, ma grandi, perché della vita.

Si ritrovano nella necessità di riflettere, di ricordare, di mettere in campo strategie utili per superare, le prime difficoltà e ad accettare che esistono dei limiti.

Il gioco stimola la ricerca di compagni con cui collaborare o confrontarsi.
Permette uno scambio tra pari anche coi grandi e diventa uno strumento privilegiato per stimolare le doti del piccolo, che può arrivare a comunicare cose inesprimibili con le parole.

Vincendo la noia e il lento trascorrere del tempo, il bimbo può fare come papà e mamma, sperimentandosi come loro e mettendosi nei loro panni.

Non resta che dare il via ai giochi!!

C. T.

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Il ciuccio del bambino

Un alleato alla sua crescita!

L’uso del ciuccio è un argomento che ha sempre sollevato grandi dibattiti e accese discussioni tra i genitori, gli insegnanti ed esperti  del settore.

C’è chi dice infatti che il ciuccio rappresenta uno “sterile vizio”, chi ne esalta solo gli aspetti positivi, chi invece lo vede come un’importante ancora di salvezza per aiutare il bambino a calmarsi o a prendere sonno permettendo così a mamma e a papà di “tirare il fiato” concedendosi così  un attimo di tregua.

Nonostante quindi, ci sia molta incertezza e confusione sull’argomento, è risaputo che l’atto di succhiare nel bambino è un riflesso istintivo che egli faceva anche quando era nella pancia della mamma e che ripropone spontaneamente e con piacere almeno fino al primo anno di vita.Inoltre attraverso la suzione al piccolo è concessa la possibilità di alimentarsi e di  poter sopravvivere.

Quando si osserva un bambino intento a succhiare il seno materno, la copertina preferita o il  pollice della sua manina si rimane colpiti da quanto il piccolo provi piacere e sia fortemente coinvolto nel compiere un gesto che noi adulti spesso tendiamo a sottovalutare e a non attribuirgli la giusta importanza che esso ha  per lo sviluppo psico-affettivo del bambino.

A livello psicologico avere un oggetto in bocca e succhiarlo richiama il gesto ed il rituale dell’allattamento materno e risponde ad un bisogno forte, naturale e primordiale. Proprio per questo motivo il bambino trova nel ciuccio un piacere rassicurante in grado di alleviare le sensazioni di malessere provate. Per il bambino il ciuccio diventa  così un importante alleato che gli consente di allontanare le paure, di controllare il senso di solitudine e di mitigare e rendere più sopportabili le situazioni di distacco dalla mamma.

A livello cognitivo, il bimbo sperimenta e conosce l’ambiente circostante attraverso l’uso della bocca.  Tutto ciò che trova e gli capita tra le mani (nonostante i divieti dei genitori), egli si  lascia trasportare dall’istinto  pulsionale di mordere, di succhiare e di leccare l’oggetto. Attraverso quest’azione istintiva ed esperienziale il piccolo comincia ad entra in contatto con la realtà circostante, che verrà poi da lui elaborata e fatta propria.

Rispettando le diverse opinioni di ciascuno e adeguandoci ai personali sistemi educativi che i genitori utilizzano per la crescita dei loro figli, noi psicologi suggeriamo a mamma e a papà di non sottovalutare l’importanza del ciuccio che è  per il piccolo un efficace strumento compensatorio e di piacere per il suo sviluppo psicologico ed affettivo.

M.Z.

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“Mamma, papà, perché non state più insieme?”

 

“Mamma, papà, perché non state più insieme?”

Il diverso impatto, nelle diverse età, della separazione.

Il bambino è sempre coinvolto nelle dinamiche di separazione dei genitori che portano a cambiamenti radicali nella sua vita: dovrà trovare un nuovo modo di relazionarsi con loro, accettare di non vederli più assieme nello stesso tetto e riadattarsi nel tempo che potrà trascorre con ciascuno di loro.

L’età del figlio, al momento della separazione, incide molto su come questo vivrà il cambiamento:

– quando il bambino è piccolo (prima dei tre anni), non è in grado di dare una “lettura” obiettiva e razionale all’accaduto ed elabora la situazione basandosi esclusivamente sul clima emotivo che respira.
Se i genitori riescono a gestire le loro discussioni è facile che il bambino vivrà la separazione in un miglior modo perché si sentirà ugualmente amato e protetto da entrambi.

– In età scolare le istituzioni (scuola, centri sportivi, parrocchie) giocano un ruolo importante.
A questa età un buon rapporto con il gruppo di pari e un legame affettivo stabile con un adulto di riferimento potranno aiutare il bambino a vivere il delicato cambiamento familiare.

– Nell’ adolescenza i genitori devono essere particolarmente attenti a rispettare i confini tra sé e il proprio figlio.
Siamo in un’età in cui il ragazzo crede di avere il diritto di conoscere tutto, pur non avendo sufficiente esperienza per gestire i suoi possibili effetti emotivi. I genitori pur coinvolgendo il ragazzo nelle dinamiche familiari dovrebbero riservarsi sempre il compito di decidere autonomamente.

Ciò che riteniamo più importante, è che la separazione dei genitori provoca inevitabili sentimenti di smarrimento, di paura e di tradimento in ogni figlio, qualunque età esso abbia.
Tali emozioni vanno lasciate libere di esprimersi, anche con la rabbia.

Da genitori, confrontatevi con i vostri figli, lasciate che vi pongano delle domande, anche scomode ed apparentemente irrispettose, senza il timore di venire giudicati per le scelte di separazione che sono state prese.
E’ fondamentale nutrire la loro emotività. Solo in questo modo i ragazzi comprenderanno che nonostante i propri genitori non stiano più assieme, sono in grado di offrirgli sempre fiducia, speranza e giustizia nei legami.

 

M.Z.