Ed il suo valore terapeutico.

“Oggi dott.ssa non ho voglia di parlare, non ho nulla da dirle, stasera sono venuto da lei per tacere… E’ arrabbiata con me?, si lo so che lo è: mia mamma mi puniva stando zitta, non mi parlava per giorni e io mi sentivo così oppresso dai suoi silenzi…”

Federico, trentacinque anni, inizia così la sua seduta di terapia.

Nonostante il suo fermo proposito di tacere, per tutta la durata dell’incontro, il giovane paziente, parla incessantemente coprendo il silenzio con termini ambivalenti, dolorosi ed a volte offensivi.

Il suo parlare può essere sia una risposta all’ansia, in cui lui si trova immerso da quando la moglie lo ha lasciato, sia la sua strategia per dimostrare a sé stesso che è in grado di difendersi dal dolore provato.

Per Federico, come per la maggior parte dei pazienti, tacere è una delle cose più difficili da sostenere emotivamente: il silenzio per lui si gonfia di inquietudine e di smarrimento per ciò che può rivelare rendendo palesi aspetti di sé che preferisce nascondere.

Eppure il silenzio è l’ingrediente essenziale per incontrare sé stessi e gli altri.

Affina le nostre capacità percettive e creative, diventa fecondo quando ci fornisce lo spazio per riflettere e consolidare il nostro pensiero.
Esso può essere empatico e comunicativo tanto da farci partecipi del dolore e delle risorse di chi abbiamo vicino.

Silenzioso è il luogo della terapia; un luogo protetto, accogliente, propositivo in cui l’assenza di infrastrutture verbali facilita l’accoglienza dei vissuti emotivi ed esperienziali.

Con il silenzio il terapeuta accoglie e rispetta il mistero dell’altro, entra nell’intimo delle persone in “punta dei piedi”, si sintonizza con le difese, stabilisce una vicinanza emotiva rispettosa dei soggettivi tempi e modi di ciascuno.

L’assenza di parole, facilita il percorso terapeutico, dove la persona è portata ad abbandonare i suoi automatismi e ad imparare che per stare bene non è sempre necessario trovare una spiegazione a tutto o prevedere cosa la vita riserverà.

 

M.Z.

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