Un inspiegabile stato d’allerta.

Il cuore che batte all’impazzata, i sudori freddi che scendono dalla fronte, un silente dolore toracico, una respirazione accelerata ed affannosa che fa da cornice ad uno stato di malessere generale ed incontrollato.

L’ansia si presenta spesso in questo modo.

Ci insegue, ci assedia, ci incalza improvvisamente nel nostro quotidiano tanto da essere per molti un sentimento familiare che a volte ha l’effetto di “colorare” le giornate rendendole imprevedibili, tormentate e prive di equilibrio.

L’ansia è uno stato d’animo diffuso e multiforme tanto da rendere difficile il tentativo di descriverlo in modo compiuto e riconducibile a criteri definiti e standardizzati.

Come descrive bene Gianna Schelotto l’ansia si presenta con sembianze diverse; può essere individuale o collettiva, transitoria o permanente, piacevole o penosa, normale o patologica. La si ritrova nelle infelicità coniugali, accompagna la depressione, esalta le paure, si sintonizza con i disturbi alimentari e le inquietudini dell’animo nel dover superare delicate prove o impegnativi esami.

Secondo la letteratura esistono tre tipi di ansia:

– la più comune e “naturale” è quella che ci assale quando si deve affrontare una situazione nuova e delicata come il superamento di un compito difficile ed importante, eventuali e giustificati problemi di salute, la gestioni di relazioni affettive conflittuali e disarmoniche.

– la seconda ansia è quella “esistenziale” che fa da sfondo ai grandi temi della vita, dell’amore e della morte. Mi piace considerarla come una sorta di retaggio culturale o di ancestrale legame tra noi e il fato o tra noi e il Divino.

– la terza ansia può essere definita “inquietante” e “malsana”. Essa fa la sua comparsa senza che ci sia una motivazione valida che andrebbe a giustificare il senso di pericolo imminente e la trepidazione incontrollata.

Per quest’ultima occorre intraprendere un percorso psicologico a volte lungo e non sempre facile per poter individuare e smascherare le vere motivazioni che spesso hanno origini dalle esperienze infantili e che stanno alla base del conflitto. Il percorso di crescita psicoterapico è una sorta di “viaggio” personale ed autobiografico che riconduce alla vera causa del malessere e che ridona alla persona dignità, autostima, consapevolezza e l’accettazione della propria fragilità.

In questo modo ci si può riappropriare di una nuova forza interiore per continuare la propria vita senza l’incalzare improvviso dell’ inquietudine e della comparsa dell’ inspiegabile stato di allerta.

 

M.Z.

FacebookTwitterShare to Stumble UponMore...