Saper fare la differenza.

Un attacco gratuito che non ricerca soluzioni, ma solamente le sposta a favore di un immediato sollievo che mai potrà davvero aiutare. Il problema, quello vero, è stato abilmente schivato.

Colpire, con le mani o con la lingua. Colpire e non risolvere le cose.

Questa è la violenza.

Essa separa e allontana, perché non si possono creare ponti là dove la terra trema e il suolo cede perché inconsistente.
Richiama attenzione e curiosità perché è apparentemente eclatante ma sotto sotto è vuota ed effimera.

Porta con sé la cecità di chi, abbagliato da emozioni e sentimenti, affoga comodamente in essi.
É debole, perché non ha alternative se non quella di procurare paura. Ma se la paura non c’è?
É stupida, perché non pensa, non s’interroga e mai costruisce qualcosa di nuovo. Tutto rimane fermo.

É un chiaro messaggio: non so stare in relazione con te.

La violenza richiama violenza perché è il solo altro interlocutore che può accettare al banco delle trattative, in una spirale che ripercorre sempre la stessa strada, ogni volta ad un nuovo livello.

La violenza uccide. Anche chi ad essa si è abbandonato.

Cammino per strada e mi guardo attorno e troppo spesso capita che mi balzino agli occhi i semi della violenza negli sguardi e nelle parole delle persone. E m’interrogo…
Ma poi vedo anche i bambini, gli innamorati, le famiglie.
E allora per fortuna ricordo.

Che tutto parte da noi, da te, da me per primo.
E noi, ogni giorno siamo, facciamo e costruiamo la differenza.

C.T.

 

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