Dai diari di un terapeuta.

Giulia ha dodici anni, è seduta davanti a me su di una sedia di ferro e compensato come quelle che tutti abbiamo conosciuto tra i le mura scolastiche.

È magra … molto magra, di quella magrezza che ti fa pensare che qualcosa non va, qualcosa a livello emotivo, qualcosa che non è tangibile per chi non si occupa di sentimenti, di stomaci accartocciati, di notti insonni o di “strane” abitudini che hanno il sapore delle ossessioni.

È lì davanti in un’aula di scuola spoglia, che pochi riuscirebbero ad identificare come un ambiente confortevole ed accogliente, eppure in un battibaleno mi snocciola tutto quello che ha dovuto sopportare in una famiglia attanagliata dai conflitti:
urla, porte sbattute, piatti rotti e figli che si rifugiano in stanza per non sentire gli insulti, per non vedere la violenza che si dipinge sui volti arrossati dei genitori, per non vivere quella tensione pesantissima che satura l’aria.

Giulia è lì davanti a me e piange … piange senza sosta, senza riposarsi un attimo; se fossi suo padre l’abbraccerei per consolarla, per consentirle di sentire un po’ di quell’affetto riparativo che cicatrizza le ferite del cuore.

Ma non è il mio ruolo … il mio compito, in questi stretti 45 minuti di prima consulenza è permettere a Giulia di esprimere quello che sente senza giudizi, senza diagnosi e senza dare consigli che le suonerebbero “vuoti”.

Ma Giulia piange … piange ancora, in una maniera dirompente, tanto che non posso non chiederle: « Ed ora, perché piangi ?»,
e Giulia, con estrema serenità mi risponde: «Sono lacrime antiche, erano lì da tempo, stanno solo uscendo …».

Grazie Giulia, grazie per aver condiviso con me le tue “lacrime antiche” tanto preziose; sono felice che tu ti sia sentita accolta, tanto da lasciar loro libero sfogo; sono preziose e le custodirò con cura.
Le condivido in questo scritto perché penso che nella profonda saggezza data dai tuoi 12 anni, tu possa essere d’aiuto ai tanti adulti che si trincerano dietro ad una maschera, perché possano anche loro regalarsi uno spazio di libertà, dove dar spazio alle loro “lacrime antiche”.

Spesso abbiamo dolori celati nel cuore che cerchiamo di zittire, dovremmo imparare da te e permetterci di esprimerli, condividendoli con qualcuno che sappia ascoltarci e rispettarci.

(Giulia è un nome di fantasia)

 

M.B.

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