Le domande che un bambino pone possono celare il suo bisogno di rassicurazioni.

Con l’arrivo del linguaggio il bambino entra in possesso di un potentissimo mezzo che gli permette di interagire con gli altri: il linguaggio.
Le domande del piccolo diventano molto frequenti e talvolta insistenti per mamma e papà che sono messi a dura prova nel gestire il bombardamento dei ‘Perché ’.

Eccovi alcuni esempi:

• Intorno ai 3 anni i bimbi sono focalizzati sull’ ambiente circostante:
gli oggetti sono animati e dotati di intenzione propria, “le nuvole si muovono perché vogliono gironzolare nel cielo?”.

• Intorno ai 4 anni le domande riguarderanno le relazioni con gli altri:
essi chiederanno ad un adulto ad esempio “perché nessuno vuole più giocare con me?”.

• Poi compaiono le domande che richiedono spiegazioni su termini o eventi di cui non conosce il significato:
egli segue con attenzione i discorsi degli adulti cercando di capire i loro discorsi e interrompendoli ogni qual volta desidera chiarimenti sul significato di una parola “che cosa vuole dire pergola?”, o su una situazione precisa “perché Andrea è andato via?”.

Il bambino ha bisogno di ricevere delle risposte a i suoi ‘Perché’: le domande che pone possono nascondere la necessità di essere rassicurato sul fatto che la sua vita dipende da mamma e da papà.

A volte infatti non chiede delle spiegazioni o delle soluzioni, ma vuole semplicemente portare mamma e papà nel proprio mondo, interagire assieme per avere la conferma di essere importante ai loro occhi.

E’ In questo gioco di domande e risposte che si struttura il rapporto tra il bambino e l’adulto.

Se come genitori date delle risposte frettolose ed approssimative i vostri figli potrebbero pensare che non siete interessati a loro o che, nella situazione peggiore, non gli volete bene.

Per questo vi suggeriamo di prestare attenzione alle domande dei bimbi quando chiedono, abbracciandoli, fermandovi dalla frenesia e guardandoli negli occhi.

 

M.Z.

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