Ciò che pretendiamo da loro dobbiamo prima pretenderlo da noi.

Noi adulti interagiamo principalmente attraverso il linguaggio, i bambini non si nutrono solo delle parole, essi colgono soprattutto il modi di essere, di agire e di esprimersi.

Quando il bambino non è ancora in grado di parlare si avvale della sua abilità innata e primordiale di osservare, di scrutare e di sentire l’altro; sono i suoi modi per dare ordine e comprensione al mondo adulto.

Per questo motivo ciò che impara dai genitori e dagli insegnanti è legato alle loro abitudini, espressioni e al loro modo di relazionarsi.

In particolare è come se i bambini fossero dotati di apposite antennine molto sensibili ed efficaci nel mettere in relazione ciò che mamma e papà dicono, con ciò che viene da loro effettivamente fatto.

Quindi, attenzione!!

Se l’adulto invia al bambino frequenti messaggi contraddittori è difficile che il bambino possa comprendere quello che mamma e papà vogliono da lui.

Ad esempio:
– Come può un bambino non dire le parolacce se i suoi genitori le usano abitualmente?
– Come può imparare ad essere socievole e curioso se mamma e papà sono sempre preoccupati e timorosi degli altri e dei cambiamenti?

Per i bimbi risulterà molto più semplice ascoltarvi ed ubbidirvi se se si usa un modello educativo chiaro, dove le possibili contraddizioni sono un fenomeno circoscritto e sporadico, non una costanza.

Possiamo preoccuparci meno se il nostro modo di agire sia giusto o sbagliato nei confronti dei bambini, piuttosto possiamo riflettere su questo:
quello che vogliamo che loro imparino lo apprenderanno da noi e dal nostro comportamento prima che dalle nostre parole.

 

M.Z.

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