Ogni professionista di Gruppo Melitòn lavora autonomamente e riceve le persone in un ambiente accogliente e confortevole.

 

COSA “NON FA” LO PSICOTERAPEUTA

  • Il terapeuta non offre consigli e non ha nè il compito nè il potere di cambiare il paziente: il paziente è l’unico che può decidere cosa cambiare di sè e dei suoi comportamenti e quando farlo, il terapeuta lo aiuta e lo accompagna nel capire in che modo può farlo rispettando i suoi bisogni. Il terapeuta non risolve i problemi del paziente ma lo aiuta a creare o ad evidenziare risorse già presenti in modo che il paziente possa risolvere i suoi problemi in autonomia.

 

  • Il terapeuta non può riferire a nessun’altro quanto detto all’interno della stanza della terapia, ha infatti l’obbligo del segreto professionale, quindi non può rivelare informazioni relative ai pazienti.

 

  • Il terapeuta non banalizza, nè giudica il problema presentato dal paziente. Il terapeuta offre uno spazio di ascolto e di comprensione: il problema e le difficoltà che emergono sono accolte con la massima attenzione e cura.

 

ADULTI E COPPIE

studio 4

Solitamente il primo contatto avviene al telefono, il paziente accenna al motivo della chiamata e il terapeuta da alcune informazioni circa la sede dello studio, la tariffa e il modo in cui è solito lavorare.

Paziente e terapeuta si siedono uno di fronte all’altro e parlano del problema o del motivo per cui il paziente si è rivolto a uno specialista. Il primo incontro è un incontro conoscitivo, di accoglienza del problema e un momento di informazione rispetto alle modalità di lavoro.

I successivi 3 incontri servono per comprendere al meglio le difficoltà del paziente e soprattutto per capire se si instaura un rapporto di collaborazione e fiducia reciproci.

E’ il paziente che sceglie il terapeuta: è indispensabile che il paziente si trovi bene con il terapeuta, si senta accolto, si senta a proprio agio nel suo studio e in sua presenza, insomma è importante che “a pelle” gli piaccia. Se, per qualsiasi motivo, il paziente non sente che si sta instaurando un rapporto di fiducia può chiedere un altro nominativo e sarà cura del terapeuta fornire il nome di un altro specialista.

Il percorso di terapia prevede un contratto, cioè un accordo rispetto agli obiettivi che il paziente si pone e le modalità di lavoro offerte dal terapeuta. In questo modo paziente e terapeuta sono entrambi consapevoli del percorso che stanno facendo.

Di solito la frequenza è settimanale o quindicinale e la durata di una seduta è di circa 60 minuti. La durata complessiva della terapia dipende dall’obiettivo che il paziente vuole raggiungere. Ci sono terapie che si concludono dopo pochi mesi e altre che durano alcuni anni. Il paziente può decidere in qualsiasi momento di terminare la terapia.

BAMBINI

La terapia con i bambini ha un doppio obiettivo: aiutare il bambino a risolvere il disagio che lo accompagna e aiutare i genitori  a comprendere cosa sta succedendo (genitori S.O.S.).

Il primo incontro prevede la presenza di entrambi i genitori o di chi si prende cura del bambino ed è volto a comprendere il problema presentato. E’ importante che i genitori si sentano accolti e a proprio agio con il terapeuta, è importante che sentano di potersi fidare di lui, altrimenti, se così non fosse, possono chiedere un altro nominativo e sarà cura del terapeuta fornire un nome di un altro specialista.

Dopo il primo colloquio con i genitori possono aprirsi due strade: una in cui il terapeuta continua a vedere i genitori da soli con l’obiettivo di aiutare il bambino attraverso le risorse dei genitori, un’altra in cui il terapeuta vede il bambino per 3-4 incontri per fare una propria valutazione o da solo o con un genitore (genitore-bambino 0-5).

Se il terapeuta vede solo il bambino è previsto un incontro con i genitori dopo la valutazione affinché sia possibile un confronto su quanto riscontrato e una decisione rispetto a come proseguire il trattamento.

Se il trattamento prosegue, ogni 4 incontri con il bambino è previsto un incontro con i genitori volto al sostegno della genitorialità (genitori S.O.S.), uno spazio cioè di aiuto, di riflessione e di confronto sulle modalità di comportamento e comunicazione con il figlio.

Di solito la frequenza è settimanale o quindicinale e la durata di una seduta è di 45 minuti. La durata complessiva della terapia dipende dall’obiettivo che il bambino e i genitori si pongono.

ADOLESCENTI

La terapia con gli adolescenti ha un doppio obiettivo: aiutare l’adolescente a risolvere il disagio che lo accompagna e aiutare i genitori  a comprendere cosa sta succedendo (genitori S.O.S.).

Il primo incontro prevede la presenza di entrambi i genitori o di chi si prende cura dell’adolescente ed è volto a comprendere il problema presentato. E’ importante che i genitori si sentano accolti e a proprio agio con il terapeuta, è importante che sentano di potersi fidare di lui, altrimenti, se così non fosse, possono chiedere un altro nominativo e sarà cura del terapeuta fornire un nome di un altro specialista.

I successivi 3 incontri avvengono solo con l’adolescente. In seguito è previsto un incontro con i genitori per avere un confronto su quanto riscontrato e per decidere insieme come proseguire il trattamento.

Se il trattamento prosegue, ogni 4 incontri con l’adolescente è previsto un incontro con i genitori volto al sostegno della genitorialità (genitori S.O.S.), uno spazio cioè di aiuto, di riflessione e di confronto sulle modalità di comportamento e comunicazione con il figlio.

Di solito la frequenza è settimanale o quindicinale e la durata di una seduta è di 50 minuti. La durata complessiva della terapia dipende dall’obiettivo che il bambino e i genitori si pongono.

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