“Ci ho investito troppo per mollare”

Nel periodo economico che stiamo attraversando, tra le difficoltà più importanti al primo posto c’è il lavoro.

Spesso quello che si fa non soddisfa l’intimo bisogno di riconoscimento, ma influenza la vita a tal punto da non rendere sereni.

Viene da chiedersi perché, se insoddisfatti, non si cambi lavoro o non si tenti nemmeno di vedere cosa c’è fuori dalla routine, per darsi una possibilità in più.
In particolar modo, ciò che non permette di mollare una posizione conquistata, non è tanto il lato economico, tutt’altro, è il pensiero: “ci ho investito troppo per mollare”.

Siamo sempre pronti a giustificare il tempo perso, la fatica, il dispiacere e gli anni che dedichiamo ad un’impresa cercando di convincere noi stessi e il prossimo, che debba esserci qualcosa di giusto ed importante in quello che facciamo, altrimenti non ci sprecheremmo tutta la vita.
Leonardo da Vinci ha detto: ‘ è più facile resistere all’inizio che alla fine’.

Più si investe tempo e fatica in un progetto, più si fatica a rinunciarvi, che si tratti di obiettivi di lavoro o delle relazioni instaurate in esso.

Ci è inoltre stato insegnato, fin dalla scuola, che un “bravo ragazzo” se ne sta al suo posto e sopporta tutto, dalla noia mortale alle umiliazioni degli insegnanti.
Da adulti spesso non riusciamo a sbarazzarci di questo retaggio: quando parliamo o ci ritroviamo in riunione con un collega o un capo irrispettosi della nostra persona restiamo incollati alla sedia.

Per dare potere al nostro desiderio di soddisfazione e all’ambizione lavorativa è necessario ricordare che non si è più sui banchi di scuola, che ognuno merita il rispetto per se stesso, e che ognuno ha il permesso di andarsene da quella riunione.

Riaccendete il desiderio di dare valore a quello che siete e alle vostre capacità, solo in questo modo troverete la forza per trovare appagante quello che state facendo o per cercare altro che vi renda più felici.

 

B.R.

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