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Il gioco!

 

Uno strumento per crescere e capire il mondo

Giocare è importante: per i mammiferi il gioco e il divertimento sono due elementi essenziali della crescita. Aiutano i cuccioli ad acquisire delle abilità base nella caccia e nella difesa, oltre a sviluppare delle capacità relazionali di cooperazione e integrazione al gruppo.

L’evoluzione umana ci ha portato ad affidarci sempre meno all’istinto animale, a vantaggio della trasmissione culturale.

Ma il bisogno di giocare è rimasto inalterato.

Con il gioco il bambino impara ad esplorare, ad utilizzare gli oggetti a proprio vantaggio, a pensare, a fantasticare, a risolvere problemi, a relazionarsi.

Infatti è attraverso il gioco, quello libero, creativo, manipolativo, che i piccoli si ritrovano a confrontarsi con il loro ambiente e ad ingegnarsi per trovare delle soluzioni. Scoprono cose nuove e si imbattono nei primi piccoli, ma grandi, perché della vita.

Si ritrovano nella necessità di riflettere, di ricordare, di mettere in campo strategie utili per superare, le prime difficoltà e ad accettare che esistono dei limiti.

Il gioco stimola la ricerca di compagni con cui collaborare o confrontarsi.
Permette uno scambio tra pari anche coi grandi e diventa uno strumento privilegiato per stimolare le doti del piccolo, che può arrivare a comunicare cose inesprimibili con le parole.

Vincendo la noia e il lento trascorrere del tempo, il bimbo può fare come papà e mamma, sperimentandosi come loro e mettendosi nei loro panni.

Non resta che dare il via ai giochi!!

C. T.

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Il primo giorno di scuola

 

Come stare vicini ai nostri figli?

C’è chi oggi indossa il grembiule per la prima volta, chi affronta il passaggio tra le elementari e le medie, chi si trova circondato dai “grandi” delle scuole superiori.

È un giorno importante, ricco di intense emozioni.
È un giorno in cui tutta la famiglia è protagonista.

Come genitori ci si può trovare immersi in un turbinio di sensazioni:

– la tristezza e la malinconia nel vedere il proprio bambino prendere piano piano la sua strada e diventare grande;
– la speranza che sia stata fatta la scelta giusta, nella scuola giusta, nella classe giusta;
– la paura e l’ansia di dover ricominciare con la pressione dei compiti, le interrogazioni e i voti;
– la rassicurazione di avere un po’ di tempo in più per sé, visto che i propri figli saranno a scuola tutte le mattine.

Che cosa vuol dire per noi (genitori o nonni) che i nostri figli o nipoti stiano affrontando il loro primo giorno di scuola?

Essere consapevoli di cosa muove dentro di noi questo importante giorno, ci può aiutare ad ascoltare e ad osservare con maggior chiarezza quello che stanno vivendo i piccoli e grandi studenti che ci sono vicino.

Come possiamo stare vicini ai nostri figli in un giorno così importante per loro?

Possiamo chiedere loro com’è stato, se c’è qualcosa che li ha spaventati, qual è la cosa che più divertente che è accaduta, se hanno conosciuto qualcuno…

E poi magari potremmo raccontargli com’è stato per noi il “nostro” primo giorno di scuola, perché questo giorno ha il potere di risvegliare i nostri ricordi e non c’è nulla di più confortante per loro che non sentirsi soli mentre diventano grandi.

G. R.

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Pensieri sull’educare

 

I piccoli gesti concreti di ogni giorno

L’atto di educare è una nostra comune responsabilità quotidiana nei confronti delle nuove generazioni ed è forse il nostro più grande lascito per gli uomini e le donne di domani.

Può essere fatto anche con grandi ed eclatanti azioni ma la maggior parte delle volte, quella forse più significativa e importante, è caratterizzata dai piccoli gesti di tutti i giorni.
Quelli che compiamo nei confronti dei nostri figli, ragazzi, bambini, allievi, scolari, animati con la nostra disponibilità e attenzione.

Gesti che permettono loro di vivere nella comprensione, nel nutrimento, nel coinvolgimento di una sana relazione che li aiuti a crescere personalmente, come individui realizzati e socialmente, come persone nel mondo e per il mondo.

Educare vuol dire essere presenti nella vita dei nostri bambini e giovani, saper vedere, ascoltare e comprendere con mente lucida e aperta i loro bisogni, desideri, le motivazioni, gli slanci, i sogni e poi agire di conseguenza, senza tirarsi indietro o demandare, senza sminuire o colludere.

E infine mi piace ricordare, con profonda gratitudine, le parole di quel professore dell’università di Padova che ci spiegò che l’educazione non è sempre e solo insegnare qualcosa agli altri, trasmettere loro informazioni e nozioni, ma anche ex ducere, che in latino significa condurre o tirare fuori.

Così, come adulti, siamo chiamati anche a saper riconoscere e ricordarci di valorizzare e dare spazio a tutte quelle qualità speciali che ogni bimbo o ragazzo ha dentro di sé e che rischiano di essere non viste oppure accantonate e dimenticate nel più grande e complesso vortice delle cose che si devono fare e imparare.

C. T.

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I momenti di crisi.

 

E se si spalancassero porte impensabili?

Con crisi s’intendono quelle situazioni di vita in cui un particolare evento viene a sconvolgere il normale dispiegarsi della quotidianità.

Di norma l’esistenza di ciascuno di noi non è certo una retta quanto piuttosto una linea movimentata da curve, ghirigori e cambi di direzione.

Finché le cose vanno per lo più bene non è che ci si faccia più di tanto caso: anche i momenti brutti tendono in breve ad essere superati e lasciati alle spalle. E poi invece può capitare che arrivi una crisi, uno di quei momenti di emergenza straordinaria, duraturi nel tempo, che mettono alla prova e tendono a sfiancare e sfiduciare.

Dalla perdita del lavoro alla presa di coscienza dell’età che avanza, da un amore che termina o al contrario l’inizio di una nuova relazione o una promozione.

Ma come spesso accade non tutto il male viene per nuocere, perché proprio in un momento così negativo potrebbero trovarsi i germi per un futuro diverso.

Mettendoci alla prova, infatti, la vita ci mostra che forse non siamo così forti e autosufficienti come credevamo. E rendersene conto è un bene.

Ci mette nelle condizioni di fare delle sane considerazioni su di noi stessi, sulla strada che abbiamo preso e su quello che vogliamo davvero; di veder quanto e come abbiamo investito su di noi e sulle persone cui vogliamo bene.

E quindi ripartire.

E’possibile intraprendere nuovi e diversi cammini, spalancare porte impensabili.
Perché è vero non siamo immuni agli sgambetti del destino ma non siamo nemmeno così deboli da non riuscire a rialzarci.

Dice Einstein, che le crisi sono quasi una benedizione: ci permettono di evolverci scoprendo tutto il buono che le nostro potenzialità possono portare.

C. T.

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L’importanza del riposo.

Quando giunge il momento di fermarsi …

Viviamo in un mondo caotico e veloce:
connessi, rintracciabili, ci dedichiamo, alla famiglia, al lavoro, agli amici, al divertimento, al volontariato, ai gruppi, allo sport, all’allenamento, allo studio, all’aggiornamento, allo shopping, alla bellezza …

E dov’è, in tutto questo, il tempo del riposo?

In alcune persone mi sembra di vedere la paura di fermarsi, come se comportasse una sciagura. In altre avverto l’onnipotenza che non ne concepisce nemmeno il bisogno.

Ma il riposo, la quiete del fermarsi, e magari annoiarsi un po’, è una necessità irrinunciabile e immancabile.

Il riposo è un momento di ristoro e ricarica di energie , ma è anche la fucina di nuove idee, il momento speciale della mente per evadere e spaziare, volando, immaginando, fantasticando e progettando.

A volte è il corpo stesso che lo reclama,al di là della nostra volontà, come se non ci rispondesse più: troppe informazioni, dati, ricordi, pensieri e fisicamente esaurito dal continuo muoversi.

Rannicchiate ed interrompete le attività febbrili, lasciate spazio al silenzio e ai sogni.
Ci sono gli amici, il lavoro, gli impegni, il divertimento e tutto il resto, ma c’è anche il bisogno di staccare la spina.

E chissà quante cose buone e impensate potrebbero nascerne!

Cesare Todescato

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L’ansia e la prestazione

L’influenza della componente psicologica.

Incontro Gianni per degli attacchi di ansia che vive in diversi contesti della sua vita.

Gianni aveva una moglie Martina, con la quale aveva dei rapporti sessuali programmati, esattamente come gli altri numerosi impegni che Martina diligentemente appuntava nella sua agenda settimanale.

Ma che cosa desiderava Gianni dalla sua compagna? Era soddisfatto da questo rapporto?

L’unirsi alla compagna non rispondeva al suo desiderare Martina, piuttosto la compiaceva nel suo ossessivo bisogno di controllo e pianificazione, al punto da arrivare a fare l’amore quando lei voleva, anche dopo furenti liti nelle quali lo picchiava.

Gianni rispondeva ad una convinzione radicata in lui, l’idea che l’uomo vero debba sempre avere voglia di fare l’amore e che il suo valore di persona fosse strettamente collegato a quanto bravo fosse a compiacere l’altro, piuttosto che ascoltare se stesso:

un uomo che ‘non ci sta’ è più facilmente additato come uno ‘sfigato’, piuttosto che come una persona che si ascolta.

Di queste situazioni l’universo maschile ne è costellato e molte disfunzioni sessuali, come l’ansia da prestazione, si debbono più ad una componente psicologica che non ad una fisiologica.

Gianni con il tempo ha iniziato a rifiutarsi alla moglie, ad ascoltare e seguire ciò che voleva davvero ed esprimerlo apertamente:

ad esempio dopo aver ricevuto delle sberle da lei, provava rabbia e risentimento e sentiva che queste non erano le emozioni che lui voleva fossero alla base della loro unione sessuale.

Inizialmente Martina rimase sconcertata da questo cambiamento, ma nel tempo il loro rapporto ha saputo beneficiarne e loro attività sessuale, non più calendarizzata è risultata essere più soddisfacente per entrambi, perché desiderata.

Ho voluto scrivere e raccontare una situazione che spesso mi ritrovo ad affrontare come terapeuta, ognuno ne trarrà ciò che desidera, ma ciò che mi sta a cuore è invitare ad ascoltarsi e rispettarsi sempre, senza nascondere emozioni e sentimenti, anche quando non ci mostriamo come gli altri ci vorrebbero, siano essi partner, genitori, amici, ecc…

(I nomi riportati sono di fantasia)

Dott. M. Bianchin

www.gruppomeliton.it

 

 

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Cosa significa scrivere un obiettivo?

 

Con l’arrivo di un nuovo anno sono in molti a cimentarsi nella scrittura dei buoni propositi da realizzare nel nuovo anno.

Un obiettivo è un qualsiasi risultato si voglia ottenere,
tendenzialmente per migliorare uno o più ambiti della propria vita.

Non è però sufficiente scriverlo per poterlo raggiungere; è necessario formularlo nella maniera più corretta.

In primo luogo, lo scopo deve essere espresso in termini positivi: scrivi cosa desideri, non cosa non vuoi. In tal modo avrai ben chiaro cosa devi cercare e in quali attività ti devi impegnare.

Un obiettivo deve essere poi descritto in maniera specifica, concreta e realistica.

Non cadere nella trappola di porti un obiettivo troppo facile da raggiungere: realizzarlo ti darebbe poca soddisfazione e avrai perso un’occasione utile per sfidarti, aumentando le tue competenze e dimostrando in primis a te stesso le tue potenzialità.

Viceversa, attenzione a non scrivere un obiettivo impossibile e al di fuori del tuo controllo. Così facendo, non solo corri il rischio di rimanere costantemente deluso, ma puoi crearti, anche inconsapevolmente, un forte alibi.

Porsi infatti delle progettualità molto difficili da realizzare, vale come giustificazione anticipata in caso di fallimento. Equivale a dirsi:

“Mi pongo quest’obiettivo difficilissimo, così ho già la scusa in caso non riuscissi a realizzarlo”.

Chiediti dunque cosa dipende da te per il raggiungimento dell’obiettivo, e applicati in ogni ambito che è sotto il tuo controllo, tentando di arginare qualsiasi atteggiamento di tipo fatalistico.

Fissa una data di scadenza, ossia quando vuoi vedere realizzato l’obiettivo posto: in tal modo potrai sempre verificabile in corso d’opera se sei sulla strada giusta.

Non dimenticarti, infine, l’aspetto più importante:
la scrittura di un obiettivo deve essere sempre seguita dall’azione.

Poniti dei sotto-obiettivi per facilitare il tuo percorso verso il raggiungimento del tuo scopo.

Nichiren Daishonin, monaco buddista del 1200, diceva:
«Se uno non è in grado di attraversare un fossato largo dieci piedi, come può attraversarne uno largo cento o duecento?».

Impegnati attivamente e in prima persona per realizzare il tuo futuro desiderato, perseverando anche di fronte agli ostacoli che la vita naturalmente presenta.

Potrai vivere così un nuovo anno di ricco di soddisfazioni!

Dott.ssa Giulia Lucia Cinque
www.gruppomeliton.it

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Abbracciare a più non posso!

 

Come mai è così importante?

Matilde è una bambina di tre anni che con sguardo triste e malinconico si avvicina alla maestra per essere abbracciata trovando così, il modo per contenere la sua tristezza a causa della separazione dalla mamma.

Giovanna e Francesco sono una coppia di giovani genitori che si scambiano un lungo e caloroso abbraccio, per condividere la felicità di aver dato la vita alla loro bambina.

Giuseppe è un signore di età avanzata che riesce a stemperare il suo dolore per la perdita della moglie, grazie all’abbraccio rassicurante e avvolgente dei sui figli.

L’abbraccio è un gesto semplice, comune, spontaneo e naturale

Ma perché è così importante abbracciare e farci abbracciare?

L’abbracciare, ci fa tornare indietro nel tempo, ci proietta inconsapevolmente alla nascita quando nostra madre, una volta venuti al mondo, ci ha accolti e rassicuranti tra le sue braccia aiutandoci così a sentirci parte integrante del mondo.

Ogni qual volta infatti incontriamo un’altra persona per mezzo dell’interazione fisica rievochiamo senza saperlo, il contatto con il corpo materno ritrovando armonia e avvolgente senso di appartenenza sperimentati per la prima volta nella vita intrauterina.

Esso accompagna le nostre giornate ed ha il beneficio di incorniciare le emozioni.
Con l’abbraccio, si entra “in contatto” con l’altro.

Ci si mostra per quello che si è, perché si riesce a sintonizzarsi con la propria autenticità rendendo più facile e fluido lo scambio, tra ciò che si può donare con quello che si può ricevere.

Una magica fusione rassicurante di condivisione ed unicità.

L ’abbraccio è quindi una linfa vitale che nel corso della vita nutre il nostro corpo aumentando in esso l’ossitocina e dà libertà alla nostra anima.

Da parte mia auguro ad ognuno di dare e ricevere molti abbracci per scambiare vicinanza emotiva, comprensione ed universale bisogno di essere parte integrante di un sistema comune e condivisibile, sentendovi così meno soli e per questo più capaci di affrontare le difficoltà del divenire.

M. Z.

 

 

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Agli amici ed alle giornate uggiose

 

La condivisione.

Vi sono alcune giornate invernali che si mostrano più uggiose del solito:
una notizia spiacevole, una discussione a lavoro, una preoccupazione incombente.
E ci sono pesi che se portati da soli diventano spaventosi, imponenti ed appaiono irrisolvibili.

Poi però succede che squilla il telefono e ci sono due amici che hanno voglia di vicinanza e che sanno spartire la stessa giornata uggiosa.

Si tratta di saper condividere emozioni.

Con queste persone quelle che prima erano paura e tristezza a prevalere, tutto si trasforma in calore umano.

Darsi il permesso di condividere le emozioni, sotto forma di parole o gesti è ciò che di più speciale ed unico abbiamo come esseri umani.

E’ difficile perché occorre mettersi in gioco, dare fiducia e perché talvolta capita che scegliamo individui con cui condividere noi stessi e la nostra vita, che non sanno ascoltare e ne rimaniamo delusi.

Eppure non ne possiamo fare a meno, ce l’hanno spiegato in ogni modo e con ogni teoria scientifica, a noi oggi basta semplicemente guardare il mondo dei social:
uno dei clic più usati è quello sul tasto ‘Condividi’,
ovvero, ciò che ho letto e visto mi appartiene, lo riconosco e voglio che altri lo facciano con me.

Anche il marketing va in questa direzione: la campagna pubblicitaria della cioccolata lilla più famosa ha introdotto anche in Italia la “Condivisione di un momento di tenerezza”;
a mio parere una trovata tenera e geniale al tempo stesso.

Pertanto può essere che non abbiate un pc e nemmeno una connessione internet, che non vi piacciano i dolci, e che non vi interessi la pubblicità, ma sono sicura che non esiste un essere umano a cui non piaccia l’energia che si prova quando si è con persone a cui si vuole bene.

E se non avete amici o siete stati delusi, continuate a cercare perché esistono davvero …parola mia!

B.R.